Come visitare La Scarzuola di Tomaso Buzzi

Visitare La Scarzuola

Forse non tutti sanno che in Umbria, nel cuore verde dell’Italia, esiste un luogo fuori dal tempo, un luogo per certi versi assurdo e grottesco, ma che sicuramente arricchirà il vostro bagaglio personale: la Città Ideale di Tomaso Buzzi, detta anche La Scarzuola.

visitare-scarzuola

Biglietti per La Scarzuola

Questo posto è nascosto al mondo in tutti i sensi, solo ultimamente ha raggiunto un minimo di visibilità che in realtà meriterebbe moltissimo. Non si tratta di un luogo pubblico, ma bensì di una proprietà privata che l’attuale proprietario Marco Solari, nipote del celebre architetto Buzzi, gentilmente apre ai visitatori interessati ad entrare in un luogo fuori dal comune, surreale, un viaggio tra il sogno e la realtà. Per poter accedere a questo posto misterioso dovrete contattare direttamente il proprietario ed accordarvi sul giorno e orario di visita. Sappiate che il numero minimo di partecipanti è di 8 persone, il biglietto costa 10,00 € e la visita dura circa due ore ed è totalmente guidata dal signor Solari. Per prenotare trovate i recapiti in fondo al post.

Raggiungere la Scarzuola

Come già detto questo luogo si trova in Umbria, in provincia di Terni, per la precisione ai piedi del paese di Montegiove che, come quasi la totalità dei paesi in Umbria, sorge sulla cima di una collina. Quando impostate il navigatore, se non vi trova direttamente La Scarzuola, digitate Montegiove. Sappiate però che non dovrete salire fin lassù, nel centro. Una volta raggiunta la zona sono comunque presenti i cartelli che indicano il sito. Molto importante: la Città Ideale sorge in un luogo isolato. Gli ultimi 2 km che vi separano dal sito sono su una strada sterrata abbastanza scomoda, nel senso che è un continuo saliscendi e non mancano le buche. Se comunque procederete con cautela non ci saranno problemi di sorta. Lo faccio presente a chi volesse intraprendere lo sterrato con una macchina poco adatta.

Capirete di essere arrivati quando vi troverete di fronte al portone di quello che sembra, ed in realtà è stato, un convento. C’è uno spiazzo per le auto, quindi non farete fatica a parcheggiare.

visitare-scarzuola10

Cosa vedrete alla Scarzuola

Il signor Solari è un tipo molto puntuale. Noi avevamo la visita prenotata per le 10.30, giunti con 15 minuti di anticipo abbiamo incontrato altri ragazzi in attesa per il nostro stesso tour. Non è servito a nulla chiamare il numero di prenotazione o suonare il campanello. Il proprietario si è presentato al portone in perfetto orario.

Superato il portone ci si trova nel giardino di quello che è stato un convento francescano. Pare infatti che proprio qui nel 1218 San Francesco fece miracolosamente sgorgare una fonte  d’acqua da un cespuglio di rose e scarza (da qui il nome Scarzuola). Qui, sempre con le foglie di scarza, si costruì un riparo e in poco tempo venne eretta una chiesa e successivamente il convento, dove trovarono alloggio i Frati Minori che portarono avanti il luogo fino al Settecento. Il convento venne poi acquisito da una famiglia nobile della zona fino a quando non venne poi abbandonato, data la posizione isolata e il nuovo ritmo di vita che la società imponeva.

Negli anni del dopoguerra fu infine acquistata dall’architetto e designer milanese Tomaso Buzzi, che restaurò in modo sorprendente il convento e che scelse la campagna sottostante per erigere il suo monumento alla follia teatrale. Imboccando infatti una porta a lato del convento percorriamo sentieri immersi nel verde, pergolati di rose e viti, un vegetazione rigogliosa che da vita ad un giardino fenomenale.

Si intravedono nelle radure nascoste statue dal corpo umano e testa d’animale, guardiani del giardino, simboli massonici e creature dalle fattezze indefinite. Sappiate che non sarà una di quelle visite ordinarie, noiose. Sarà qualcosa davvero fuori dagli schemi, un viaggio che dovrete affrontare a mente aperta, se davvero vorrete riuscire a capire qualcosa delle spiegazioni del pittoresco proprietario.

La visita vera e propria del progetto Buzzi comincia al cospetto della Fontana del Tempo, vegliata dalla statua di un leone, simbolo di forza e, di fronte, tre porte poco individuabili nella fitta vegetazione, proprio accanto alla sorgente dell’acqua di San Francesco. La prima da sinistra è la porta denominata Gloria Dei, un cammino che riporta al convento, ad una vita spirituale e di rinuncia.

La prima a destra invece è la Gloria Mundi, il sentiero che porta all’accumulo di ricchezze di beni materiali che termina in un vicolo cieco, a significare che appunto questa scelta di vita non porta da nessuna parte. Al centro di queste due porte la strada dell’infinito, la strada dell’amore che se lo vorremo ci porterà alla scoperta di noi stessi: conduce ad una fontana. L’acqua è l’elemento che in questo luogo indica la via, la vita.

Ecco che finalmente si apre il meraviglioso teatro surrealista. Sette sono i teatri realizzati, ognuno con il proprio palcoscenico e il proprio significato. Dopotutto la vita altro non è che un gigantesco teatro, dove ognuno di noi, a seconda delle esigenze, del luogo e del momento, interpreta un ruolo diverso.

 

Il palcoscenico principale rappresenta un’enorme nave su cui si erge l’acropoli: facile individuare la riproduzione del Colosseo, del Partenone, dell’Arco di Trionfo. Improbabili scenografie, scale, api incastonate nelle pareti che splendono come gioielli, obelischi, soli, lune, labirinti, il terzo occhio in cui si riflette il mostro che richiama le creature del Bosco Sacro di Bomarzo.

Il materiale principale utilizzato è il tufo che si trasforma, col quale si plasma e poi si distrugge, per poi essere utilizzato per creare qualcos’altro e così all’infinito. La nostra guida ci parla di alchimia, percorsi alchemici, ci suggerisce il significato dei simboli. Un viaggio misterioso, onirico, stupefacente, sempre presente il dualismo.

Un vero e proprio percorso iniziatico che procede incontrando la Grande Madre, l’enorme scultura femminile dai grandi seni e senza testa che in realtà altro non è che la polena della grande nave teatrale.

Discendiamo poi in un grande prato scorgendo i cipressi dall’esterno. Di uno di questi rimane soltanto lo scheletro, folgorato come segno di approvazione divina dell’opera. In mezzo ai cespugli ci troviamo a scendere una scala e ad attraversare una grande bocca di balena, simbolo di morte e poi rinascita, la solitudine e l’introspezione nella successiva Torre Dimezzata per poi finalmente scalare la via della chiarezza, verso la consapevolezza e, finalmente, la vita, oltrepassando la porta del Tempio della Meditazione, sormontata dal motto ‘Amor vincit omnia‘, l’amore vince tutto.

Ci troviamo ora sul retro della città, qui c’è il teatro d’acqua e una stretta porta ci conduce al giardino in cui cresceva l’albero fulminato, ed infine al cospetto della Torre di Babele.

In questo antro angusto, dove il sole entra soltanto una volta l’anno, il 2 febbraio, un grande cuore di vetro racchiude la scala per raggiungere il leggìo di legno, la musica, l’ennesima passione del Buzzi, nel punto più alto per essere il più possibile vicino al Divino.

Sono certa che una volta terminata la visita vi sentirete storditi. Certo, un po’ dal modo di fare del vostro cicerone, un po’ per la bellezza incredibile del luogo e per la sua forte energia. Forse non sarete le stesse persone che hanno varcato la soglia un paio d’ore prima, certamente avrete un sacco di domande che, ahimè,  non troveranno risposta.

Come arrivare alla Scarzuola

Da Firenze – Roma

A1 – uscita Fabro

Fabro Scalo – Montegabbione

Raggiungere Montegiove

 

Da Perugia

SR 220 Tavernelle – Piegaro

SP59 Montegabbione

Raggiungere Montegiove

 

Da Todi

SS 3bis Perugia-Marsciano

SP375 Marsciano – San Venanzo

SR317 Pornello – Montegiove

 

Per orari, contatti, prenotazione biglietti e visite alla Scarzuola:

Telefono 0763 837463

Email info@lascarzuola.com

Sito web www.lascarzuola.com

 

Ti è piaciuto questo post? Condividilo ora!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *